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EDICOLA

Dal 10 ottobre al 1° dicembre 2026

Holy Tears

Cellophanee

Tra sacro e profano, in Holy Tears un’immagine familiare viene attraversata da segni che ne alterano la quiete senza cancellarne la forza. La figura mariana conserva l’aureola e lo sguardo rivolto altrove, ma il dolore che tradizionalmente incarna perde ogni misura: diventa sangue, lama, fiamma, presenza della morte. Non è più soltanto contemplato, viene esposto.
Eppure l’opera non vive dello scandalo di questa trasformazione. A renderla meno immediata è soprattutto la materia. Lana e filati danno consistenza a un’immagine violenta attraverso una superficie morbida, quasi accogliente. Ciò che dovrebbe ferire invita ad avvicinarsi; ciò che appartiene alla devozione assume i tratti di un immaginario più irrequieto e contemporaneo. L’esperienza visiva si fa estasi.
È in questa contraddizione che il lavoro trova la propria forza. Il teschio, stretto tra le braccia, accentua l’ambiguità: può essere monito, reliquia, corpo da proteggere o presenza estranea penetrata nell’icona. Il gesto che lo accoglie trasforma inoltre un emblema di morte in qualcosa di intimo, quasi da custodire. Nulla trova una collocazione definitiva.
Holy Tears mette così alla prova un’immagine sedimentata nella memoria collettiva. La contamina, la ferisce, la rende materia, senza riuscire (o forse senza voler riuscire) a esaurirne il potere. Sotto ogni sovrapposizione, la Madonna continua a resistere e a guardarci.

Cellophanee